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Addio a Giulia Maria Crespi, la paladina di ambiente, bellezza e cultura

Tempo di lettura: 5 min

Giulia Maria Crespi, morta ieri a Milano a 97 anni, è stata fondatrice del Fai nel 1975 e proprietaria alla Zelata di Bereguardo di Cascine Orsine, dal ‘74 in regime biodinamico e poi oasi del biologico vero e dell’agricoltura italiana più etica, su una superficie di 650 ettari. Quella nelle campagne del pavese era l’azienda agricola di famiglia, una famiglia d’industriali lombardi ante litteram, che fecero successo con il business primario dei filati e della seta.

Giulia Maria Crespi si dedicò di più alla cultura, all’ambiente e alla valorizzazione di tanti luoghi dimenticati. Sua fu anche la battaglia per modernizzare la linea editoriale del Corriere della Sera a cavallo del 1962,  che portò il quotidiano a occuparsi anche di temi ambientali. Sempre lei alla guida della fondazione Crespi Morbio tese la mano ai nuclei familiari più numerosi e in difficoltà; tramite la sua militanza nell’associazione Italia Nostra ebbe l’ispirazione per la creazione del Fai (Fondo Ambiente Italiano) e delle “Giornate di Primavera”, per condurre alla riscoperta dei beni storico-artistici dimenticati che danno identità all’Italia.

Ebbi l’occasione di corrispondere con Giulia Maria Crespi nelle mie vesti di allora direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Il tema era la difficoltà della provincia di Pavia e dell’Oltrepò a generare forti e consapevoli flussi turistici, basati sulle eccellenze e sui prodotti agroalimentari più identitari della zona. Fu molto cortese nel rispondermi subito, segnalandomi che i suoi numerosi impegni presso il Fai e l’azienda di famiglia a Bereguardo unitamente all’età, le impedivano di dedicare adeguate energie alla missione che le segnalavo come prioritaria. Mi fece però i suoi migliori auguri, esortandomi a lavorare nel senso suggerito all’interno del nostro carteggio.

Scambiai le riflessioni che ne scaturirono con il professor Stefano Denicolai dell’Università di Pavia e con Roberto Lechiancole, allora presidente della Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, entrambi animati da un grande amore per il territorio. Il primo evidenziò la necessità di una più forte attività imprenditoriale privata sul tema; il secondo quanto si dovesse puntare su un più articolato palinsesto di proposte dal territorio per renderlo appetibile ai target giusti.

Nel frattempo io, conquistato dal modello agricolo, culturale e filosofico della famiglia Crespi, decisi con mia moglie Cristina di farlo scoprire anche a nostra figlia, Matilde, accompagnandola alla scoperta della tenuta biologica di Bereguardo, la cui storia, lontana anni luce da un’agricoltura fatta di volumi e sfruttamento intensivo della terra a scapito dell’ecosistema, è unica in Italia.

Fu dalle riflessioni scaturite dall’approfondimento del pensiero di Giulia Maria Crespi che stampai e appesi nel mio ufficio questo aforisma tratto da L’eté di Albert Camus: «…La nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni (…) Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi»

La storia di Cascine Orsine, un’azienda d’avanguardia rinata da una malattia

Giulia Maria Crespi, fondatrice di Cascine Orsine, fu colpita da una forma tumorale nel 1968. Dopo la radioterapia, si rivolse ad un medico antroposofo che la indirizzò alla Lukas Klinik, una piccola clinica, vicino a Basilea, ad indirizzo steineriano, dove il cancro veniva curato con terapie principalmente basate sull’alimentazione.

Lì, imparò i criteri base di una sana alimentazione e si appassionò, attraverso libri ed esperienza diretta – la stazione sperimentale biodinamica del Goetheanum di Dornach – all’agricoltura biodinamica. La sua divenne forte, autentica adesione.

Protagonista di Italia Nostra e Fondatrice del Fondo Ambiente Italiano, era particolarmente consapevole del continuo degrado che avveniva ai danni di terreno, piante, alberi e falde acquifere, causato in gran parte dall’agricoltura chimica.

Sin da bambina, a Cascine Orsine, ascoltava la sera il grande concerto delle rane. Questa gioia, però, alla fine di maggio, veniva cancellata: un silenzio sordo sostituiva l’allegro gracidare e si sapeva che, in quel giorno, erano stati spruzzati i diserbanti nelle risaie e che le rane erano tutte morte.

Si disse che, tutto questo, doveva davvero finire.

Dopo studi di agraria, ed un approfondimento sulle tecniche biodinamiche svolte a Darmstadt, in Germania, decise che i terreni di Cascine Orsine dovevano essere trasformati radicalmente. Il processo non fu semplice. Chiese consulenza ad Almar von Wistinghausen, poi a Georg Merckens, entrambi allievi di Rudolf Steiner, per avviare un processo di riconversione biodinamico totale.

Il processo fu complesso, poiché il terreno era stato coltivato, da troppo tempo, in modo irrazionale, senza alcuna rotazione utile. Ci fu impegno nel trovare persone ed energie che credessero al progetto. Ma, alla fine, il progetto venne realizzato.

Grazie al supporto del figlio Aldo Paravicini Crespi, morto lo scorso 14 maggio in un incidente stradale nel cortile dell’azienda, Cascine Orsine è una realtà a totale produzione biodinamica dal 1976. Un “pioniere” della produzione biodinamica in Italia. Cascine Orsine coltiva e produce oggi con la stessa passione e rigore che ne hanno ispirato la filosofia.

Il pensiero di Giulia Maria Crespi

“Sogni? Sì sogni! A furia di sognare, si riesce a portare nel concreto ciò che si sogna”.

“La bellezza è un modo diverso di dire verità. Ma è anche la totale armonia che ti sfiora, ti tocca, ti investe e ti fa andare in estasi. È l’ultimo baluardo contro gli spiriti del male”.

 

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