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Comolli al mondo del vino: «Non cedere al pessimismo e pianificare la ripresa»

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Non cedere al pessimismo, pianificare la ripresa, chiedere risposte concrete e scenari nuovi alle istituzioni. Per Giampietro Comolli, fondatore e presidente di OVSE-Ceves, osservatorio di riferimento per il mondo del vino italiano, ci sono priorità chiare: «Il Coronavirus ha dimostrato che l’Italia ha bisogno d’innovazione tecnologica e digitale, ma anche di tanta semplificazione».

Per Comolli bisogna attuare subito una sburocratizzazione, nazionale e regionale, per non chiudere opportunità di vendita e di fare mercato: «Nelle condizioni in cui siamo oggi – spiega l’esperto – senza trasformazioni reali si lascia spazio libero alla concorrenza che non aspetta altro per erodere fette di mercato al nostro primato».

Quali sono le proposte? «Fisco alleggerito, anche IVA diversificata a seconda del valore del vino». Non finisce qui: «La Pac 2021-2027 dovrebbe essere totalmente modificata. L’Italia del vino, primo esportatore e primo produttore al mondo, ma non primo produttore e primo consumatore pro capite com’era in passato, oggi ha nelle cantine 60 milioni di ettolitri di giacenza (1 anno intero di produzione più un’altra metà circa) che occorre smaltire perché da fine agosto ci sarà un’altra vendemmia».

Come cambiano le abitudini con il lockdown? «Come Ovse abbiamo registrato un aumento di consumo vini spumanti e frizzanti mentre sono in calo i vini speciali. Nessun cambiamento, se non in calo, per i vini stranieri. Il prezzo sullo scaffale condiziona. In qualche enoteca aperta (ma il 60% non fa consegne a casa) crescono intorno al 1/3% i vini rossi tranquilli. Se la grande distribuzione in queste settimane è pressoché il canale unico per la vendita del vino, nei  piccoli negozi non c’è stata una grande crescita, ma scelte più dedicate a etichette “di vicinato locale” anche di prezzo sostenuto».

La pandemia ha tolto dalla scena il protezionismo sul vino, ma non i dazi. «Il tema – osserva Comolli – dev’essere al centro di una politica commerciale internazionale da rivedere totalmente fra prodotti primari e secondari, difesa e tutela delle Doc riconosciute o non riconosciute. Il vino Italiano può essere un biglietto da visita importante. Occorre una visione politica alta e di lungo periodo, unitamente a una grande efficenza logistica. La pandemia influisce meno, fanno peggio dazi, protezione, accise, IVA alta, distribuzione non governata, piattaforme in mano a terzi. L’Italia deve gestire le piattaforme del vino italiano all’estero, consentendo acquisti diretti online anche per tutta l’horeca straniera».

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