Nuovi dazi USA rientrati, ma l’Italia non ha vinto

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Da un giorno intero organi d’informazione e opinionisti del mondo del vino commentano a tinte pastello le ultime notizie dagli USA sul fronte dazi. Tutto questo perché il vino e l’olio italiano sembrano essere stati risparmiati, almeno per il momento. La verità è che c’è poco da stare allegri, per più ragioni. La primissima è che il sistema paese ha nuovamente dimostrato di non essere capace di muoversi con tempestività, compattezza e strategia. E’ stato un procedere in ordine sparso, sin dal primo momento, con un ritardo siderale. Mentre la Francia prendeva il toro per le corna, risolvendo i suoi problemi al tavolo con Donald Trump, l’Italia ha dato prova della solita approssimazione quando si parla di agricoltura e in particolare vitivinicoltura. C’è chi ha scelto la via delle petizioni online, chi quella delle lettere ai commissari europei, chi ha richiesto incontri a vari personaggi politici e chi si è persino fermato alle dichiarazioni o ai comunicati stampa, salvo poi far andare avanti altri. A dirla tutta anche gran parte del gotha della stampa italiana che conta si è occupato del tema molto superficialmente, dando per persa la partita già mesi fa. Fra gli inesistenti o quasi in tutta questa querelle anche il Ministero delle Politiche Agricole, che ora canta vittoria come se il miracolo fosse avvenuto per qualche particolare merito di tavoli e tavolini romani.

Pur senza regia e idee chiare, l’Italia passa senza novità la revisione della lista dei prodotti europei soggetti all’innalzamento delle imposte, stilata dagli Stati Uniti a ottobre dopo la sentenza del Wto sul caso Airbus. Dal confronto tra l’elenco di beni stilato quattro mesi fa dall’Ufficio del rappresentante Usa per il Commercio e quello odierno, non risultano interessati altri prodotti o settori dell’export tricolore sul mercato americano. A ottobre, però, le tariffe avevano colpito anche l’agroalimentare italiano, interessando formaggi come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, salumi, agrumi e liquori, pur non facendo parte l’Italia del consorzio Airbus. Una presa per i fondelli pagata cara e salata dai produttori italiani e che non è stata risolta.L’amministrazione americana ha infatti confermato il prelievo del 25% alla dogana su formaggi, aperitivi e liquori.

Scongiurato, almeno per oggi, il rischio di un ulteriore innalzamento delle imposte non solo per i prodotti italiani ma per tutti i beni colpiti con dazi del 25% a ottobre: la lista originaria è stata solo lievemente modificata, rimuovendo per esempio il succo di prugna e aggiungendo i coltelli da cucina importati da Francia e Germania. Salvi i vini, l’olio d’oliva e gli altri prodotti italiani che rischiavano dazi fino al 100%, secondo le prime indicazioni dell’amministrazione emerse nello scorso mese di dicembre, per fortuna rientrate.

Per capire meglio l’accaduto bisogna fare un passo indietro: lo scorso 2 ottobre il Wto aveva dato agli Usa il via libera a imporre tariffe per un totale di 7,5 miliardi di dollari contro l’Unione Europea, accusata di aver fornito aiuti illegali ad Airbus, costruttore europeo di aerei. La sentenza ha segnato un momento chiave nella disputa ultradecennale tra i due blocchi economici. Nell’annunciare gli esiti della revisione dei prodotti colpiti, Washington si è ora dichiarata disponibile a raggiungere un accordo sulla disputa relativa ai sussidi ai colossi dell’industria aerea, anche alla luce dell’analoga sentenza del Wto, attesa per aprile, sui sussidi pubblici americani al produttore statunitense Boeing. A maggio è attesa la sentenza invece della Wto che dovrebbe condannare questa volta gli Stati Uniti per gli aiuti di stato concessi a Boeing, in risposta a una medesima azione legale avviata da Airbus.

L’Italia in questi mesi, mentre il solo clima d’incertezza ha fatto calare drasticamente le esportazioni di “made in Italy” verso gli Stati Uniti, ha cercato di sviluppare un lavoro diplomatico mirato ad evitare un nuovo round dei dazi che avrebbe potuto penalizzare enormemente il comparto del vino italiano, una delle leve principali dell’export italiano che proprio in America trova uno dei principali mercati di sbocco e altri importanti prodotti agroalimentari come la pasta e l’olio extravergine d’oliva. Tutto finito? Niente affatto, perché oltre ai prodotti che comunque erano già stati colpiti pesantemente, l’Ustr ogni 180 giorni avrà comunque la possibilità di rivedere ancora lo stato dell’applicazione dei dazi legati alla sentenza Wto e, nel caso, modificarli. C’è da cantare vittoria?

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