Oltrepò Pavese sfregiato, Riccardo Ottina invita il territorio a sollevarsi e chiedere i danni

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L’Oltrepò Pavese del vino travolto da un’altra inchiesta per “vino di carta”. Riccardo Ottina, per 33 anni figura di vertice della cantina La Versa del Duca Antonio Giuseppe Denari, invita il territorio a sollevarsi contro quello che ritiene uno sfregio: l’inchiesta per i presunti illeciti nel corso della vendemmia 2018 alla Cantina di Canneto Pavese, cooperativa che dal 1961 vinifica le uve di 300 associati, sconvolta da un caso su cui sarà la magistratura a fare piena luce ma che intanto ha già prodotto un’ampia rassegna stampa locale, regionale, nazionale ed internazionale

L’ex direttore enologo della cantina La Versa, all’epoca regina del Metodo Classico italiano e alfiere del Metodo Martinotti con la celebre “etichetta verde”, ha richiesto un parere pro veritate a un qualificato team legale. Ottina sceglie ora di consegnare il tutto alla riflessione dei produttori onesti della prima zona vitivinicola di Lombardia, duramente colpiti da un caso che segue quello che nel novembre 2014 colpì Terre d’Oltrepò, con sede a Broni e Casteggio, la prima cooperativa vinicola di Lombardia.

Il tecnico del settore, da me raggiunto telefonicamente, dà sfogo a una profonda delusione di fronte alle cronache da Canneto Pavese: «La storia recente non ha insegnato molto… Portare le proprie uve a una cantina sociale dovrebbe rappresentare la scelta più sicura e di garanzia per un vitivinicoltore. Non comprendo come possa essere accaduto un altro scandalo di questa portata. E’ un dolore immenso per chi, come me, al mestiere di enologo ha dedicato una vita intera…». Queste le parole del decano dei professionisti del vino oltrepadano che, dopo l’esperienza lunga e importante a Santa Maria della Versa, ha contribuito con Fabio Tonalini a creare la Cantina Storica di Montù Beccaria (Il Montù) e l’annessa distilleria, l’ultima dell’Oltrepò Pavese rimasta in attività. Ora il tecnico è in pensione, ma guarda a quanto accaduto con grande sgomento e ha sentito d’indirizzare una lettera aperta al mondo del vino locale.

Eccola…

Nella mia qualità di enologo che ha dedicato una vita alla vitivinicoltura dell’Oltrepò Pavese ritengo mio dovere intervenire con la presente lettera nell’interesse del nostro territorio. Proprio in un periodo in cui si moltiplicano gli sforzi per valorizzare come merita il territorio dell’Oltrepò Pavese e quando la qualità delle sue uve e del suo vino è in progressivo miglioramento, un gruppetto di malavitosi e una scellerata cantina offendono e pregiudicano gravemente la patria della vitivinicoltura italiana con 13.500 ettari di vigneti e 1700 aziende. Si deve fare tutto il possibile per evitare che le scellerataggini che c’infangano si ripetano e all’uopo, di rinforzo alle riunioni associative indette in questi giorni, ho chiesto il parere pro veritate allo Studio Guardamagna e Associati per individuare tutte le azioni esperibili dai soggetti danneggiati. Allego il parere, redatto da specialisti della specifica materia, dal quale risulta che contro i responsabili dell’illecito possono agire oltre al Consorzio i singoli produttori danneggiati dall’illecito. Auspico che la reazione sia massiccia per far sì che i responsabili si rendano ben conto che oltre ad aver violato la legge hanno danneggiato soci ed amici meritandosi il disprezzo del popolo dell’Oltrepò.
Riccardo Ottina

Ecco il parere pro veritate, cliccate qui per leggerlo…

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