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Manifesto dei Giovani del Vino Italiano: coesione, tutela e marketing

Tempo di lettura: 3 min

[intro-text size=”25px”]Il “Manifesto dei Giovani del Vino Italiano” presentato oggi al Merano Wine Festival ruota attorno a pochi punti cardine: coesione, tutele, regole chiare, placement a valore, sostenibilità e comunicazione. Al primo posto tra le cose da fare c’è il creare coesione tra tutte le figure professionali del mondo del vino – produttori, comunicatori e addetti al commercio – da realizzare attraverso un lavoro comune che sappia proiettare il settore nel futuro e consenta di vincere le sfide di un presente in cui tutto muta continuamente, in un divenire da leggere e comprendere. È questo il primo e più importante valore/impegno che fa da denominatore comune al Manifesto illustrato al teatro Puccini di Merano. [/intro-text]

Alla presentazione sono intervenuti quattro dei principali fondatori del Manifesto, il presidente della Milano Wine Week, Federico Gordini, la responsabile della comunicazione di AGIVI, Chiara Giannotti, l’enologo Luca D’Attoma e il vicepresidente di AVIGI, Stefano Ricagno. Nato dalle proposte scaturite dal primo Wine Generation Forum tenutosi l’11 ottobre in occasione della Milano Wine Week (MWW) e strutturato in collaborazione con AGIVI (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) presieduta da Federico Terenzi, il Manifesto si divide in quattro grandi macro aree d’intervento: politico-normativa, commercio, sostenibilità e comunicazione.

In particolare, sul tema normativo i giovani del vino hanno espresso l’urgenza di revisionare il sistema delle Denominazioni d’Origine (DO) nell’ottica di ridurre i numeri e rendere efficienti le denominazioni, oggi considerate molto complesse e poco chiare. Altra priorità molto sentita sarebbe quella d’individuare un ente nazionale che comunichi meglio all’estero il vino italiano e il sistema piramidale delle denominazioni.

Dal punto di vista commerciale, invece, il Manifesto ha evidenziato più fronti: dall’esigenza di dare vita a marketplace italiani per dare spazio anche alle piccole imprese vitivinicole alla necessità di rivedere la norma sulle franchigie a livello europeo, uniformando l’e-commerce al commercio tradizionale, fino alla formazione specializzata del personale in sala.

Nel documento emergono anche alcune urgenze rispetto al tema della sostenibilità, come ad esempio quella di istituire vere e proprie scuole per la formazione dei tecnici che fanno assistenza vinicola, ma anche di comunicare meglio l’importanza di un confezionamento sostenibile dei prodotti e di sensibilizzare maggiormente la cittadinanza sulla tutela del territorio, proprio come accade già per aria e acqua.

L’ultimo tema trattato riguarda invece la comunicazione, da implementare attraverso le opportunità concesse dalle nuove tecnologie (social, app, blog) ma senza incorrere nell’autoreferenzialità e in tecnicismi incomprensibili per i non addetti ai lavori. Da qui l’importanza di selezionare il giusto mezzo di comunicazione e affidarsi a professionisti specializzati nei diversi mezzi a disposizione.

Per finire è emersa la volontà di legare il vino alla terra, alla cultura, alla moda e a tutte le eccellenze del made in Italy per offrire nuove opportunità comunicative al settore, anche in ottica di fidelizzazione del consumatore.

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