“Cortesie per gli Ospiti”, il calice giusto non è un optional

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Guardando “Cortesie per gli Ospiti” in onda su Real Time, che insegna come accogliere al meglio, ho notato come per qualità del cibo, attenzione alla tavola e cura dell’ambiente in Italia vada decisamente meglio che sul fronte della scelta dei calici per il vino.  Sbagliano tutti, lasciando un po’ la scelta al caso oppure optando per la stessa forma che si tratti di un Metodo Classico, di un Riesling o di un Barbera. Ebbene, sappiate che servire nel calice sbagliato non rovina la qualità del vino ma ne altera notevolmente la percezione. La forma del calice può comprimere gli aromi o esaltarli, evidenziare il perlage o renderlo quasi impercettibile. Senza cadere nelle esagerazioni, nemiche dell’eleganza e anche del Galateo, si può affermare che il giusto calice da vino è una cortesia per gli ospiti ma anche per i produttori, perché il vino non è una bevanda ma è una millenaria cultura che come tale merita rispetto. 

Per il vino rosso dunque meglio un calice che consenta una maggiore ossigenazione: scegliete un calice più panciuto più il vino è strutturato. Per i bianchi e rosati andrà ovviamente bene un calice più contenitivo. Per gli spumanti negli anni ‘80 si suggeriva la famosa “flûte”, un calice dalla forma allungata e stretta che permetteva di innamorarsi del fiotto di bollicine. In realtà, per godere di un buon vino spumante Metodo Classico non basta più guardare le bolle, ma anche godersi i profumi. Il miglior calice è quello a tulipano o addirittura ancora più ampio in caso di note delicate da dover carpire al meglio anche senza essere espertissimi. Csaba Dalla Zorza, maestra di buone maniere su Real Time, ricorderebbe a questo punto che i calici non vanno sbattuti uno contro l’altro per il cincin secondo il Galateo. Siamo fermi un passo prima: saperli scegliere.

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