Cina, nuova frontiera per il vino italiano

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Il quinto mercato più grande al mondo è la Cina. Ora secondo l’agenzia stampa Xinhua ci si prepara alla svolta: dal vino consumato a volumi a scelte di maggior raffinatezza e cultura, ovvero da sommelier. Non è un caso se cresce e si articola il corso universitario “Scienza e cultura del vino” del professor Kong Weibao della Northwest Normal University. Tra gli oltre duemila iscritti, c’è chi segue le lezioni per curiosità rispetto alla materia, come chi pensa invece di farne un mestiere.

Vizi e virtù dei millennials cinesi, che vogliono vivere bene e mangiare sano, facendo leva sul progressivo benessere che sta trasformando la nazione. La Cina nel 2017 ha importato oltre 746 milioni di litri: ciò significa – stando al China Wine Association Alliance –  che nel mercato cinese è entrato il 17% in più di vini stranieri rispetto all’anno precedente. La Francia è il primo Paese esportatore (973 milioni di euro in valore); seguono l’Australia (640 milioni in aumento del 23%), il Cile (290 milioni) e la Spagna (171). L’Italia è quinta, a quota 130 milioni.

Le esportazioni dei prodotti enologici sono aumentate del 29%, toccando il record storico. Un trend che si inserisce nel quadro positivo della crescita dell’export dell’Italia in tutto il mondo: +5,8% nei primi mesi dell’anno secondo i dati di Sace Simest. Una cosa è certa: per i vinicoltori italiani la Cina è un mercato strategico. Stando ai dati di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, il 2017 ha visto i consumi di vino in Cina crescere del 3% rispetto al 2016. Non solo: il valore delle importazioni ha toccato quota 2,5 miliardi di euro, raddoppiando in 10 anni. La quota di mercato dell’Italia all’inizio del 2018 è pari al 7%. Ora per conquistare nuovi consumatori bisogna aiutare i cinesi ad apprezzare la qualità e la varietà della produzione vitivinicola italiana, scrigno di biodiversità.

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