Le viti native americane e asiatiche, il libro del professor Fregoni

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«Le viti native americane e asiatiche: ibridi portinnesti e varietali» è il titolo dell’ultima pubblicazione del professor Mario Fregoni, decano e luminare in Scienze Agrarie, storico docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e già presidente dell’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino. Il libro, presentato giovedì all’Enoteca Regionale della Lombardia a Cassino Po di Broni, in Oltrepò Pavese, è stato edito dell’associazione Città del Vino e presentato con la collaborazione di Banca Centropadana. Ad aprire il vernissage è stato Guerrino Saviotti, vice presidente Bcc, che ha poi ceduto la parola al professor Alberto Vercesi, docente di Viticoltura all’Università di Piacenza. Quindi è stata la volta dell’ampia relazione storico-scientifica di Fregoni, che ha riassunto i temi cardine della pubblicazione, che contiene tra l’altro preziosi suggerimenti su come scegliere i portinnesti, mentre il finale è stato affidato al professor Giancarlo Spezia, esperto di macchine viticole.

Si è parlato di “varietà resistenti” della vite, di ibridi e di coltivazione biologica. Fregoni si è detto molto attento al trend internazionale del biologico, mentre si ha espresso riserve rispetto all’ibridazione: «Dopo una vita di studio e ricerca, io credo ci sia ancora da puntare sulla vitis vinifera se si vuole lavorare per la qualità. Gli ibridi non hanno sin qui dimostrato di valere altrettanto, il percorso da fare è ancora lungo e la sperimentazione incompleta. Sperimentare è una cosa seria. Io ho impiegato trent’anni per poche varietà». Un passaggio anche su quelle che, sulla carta, sarebbero in grado di resistere senza trattamenti: «Si tratta di varietà solo parzialmente resistenti – ha detto Fregoni – e dunque vien da chiedersi se i notevoli investimenti richiesti per l’acquisto di queste barbatelle non potrebbero essere altrimenti destinati lavorando con quelle tradizionali».

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