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Nutraceutica e biologico, quando il consumatore chiede di più

Tempo di lettura: 4 min
Daniele Manini

Daniele Manini

[intro-text size=”25px”]“Prima il vino alimento, poi il vino di qualità che diventa marchio e status symbol, oggi viviamo l’epoca della nutraceutica del vino”, lo spiega Daniele Manini, agronomo ed enologo dell’azienda I Doria di Montalto, che da anni collabora con l’Università di Pavia con esiti importanti.[/intro-text] Uno studio internazionale coordinato dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’ateneo pavese ha dimostrato come il Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC, che nasce dall’uva Croatina dell’azienda vitivinicola di Montalto Pavese fondata nel 1800, abbia un effetto antibatterico utile, tra l’altro, alla prevenzione della carie. Un argomento in più per raccontare le proprietà benefiche di un bere misurato.

Stando alle evidenze scientifiche e ai dati di mercato il consumatore si è evoluto, compra meno e meglio, chiede qualità certificata e studia ciò che versa nel suo calice. Non succede solo in Italia, ma anche nel mondo. Prova ne sia da un lato l’attività di ricerca da parte degli esperti in nutrizione, che interessa in modo crescente il mondo enologico, e dall’altro l’impennata delle certificazioni volontarie, in particolare per quanto concerne il “bio”.

Secondo i dati di Nomisma, il vino biologico nel primo semestre 2016 ha conosciuto una vera e propria escalation: solo in grande distribuzione il consumo alimentare di prodotti biologici è salito del 20,6% sull’anno precedente. Nell’ultimo decennio le superfici agricole a biologico sono cresciute del 128%. Oggi in Italia ogni 10 ettari coltivati a vite uno è “bio”.

Al viticoltore serve optare per una riconversione aziendale, ma può essere uno sforzo giustificato se si pensa che serve ad entrare in un giro d’affari che nel 2015 valeva 205 milioni di euro: 1/3 sul mercato interno (68 milioni di euro, considerando tutti i canali – gdo, catene specializzate in prodotti bio, enoteche, ristorazione/wine, vendite diretta, ecc.) e 2/3 (137 milioni di euro) sui mercati internazionali (+38% rispetto all’export di vino bio realizzato nel 2014). La Germania è il primo Paese di destinazione, seguono Usa e Svizzera.

In aumento, secondo i dati del Wine Monitor Nomisma, anche i consumatori che scelgono di bere “bio”: negli ultimi 12 mesi 10,6 milioni di persone sopra i 18 anni hanno bevuto in almeno un’occasione del vino biologico. Di questo 21% della popolazione nazionale (nel 2013 era solo il 2%, nel 2014 era già l’11%), il 15% ha consumato vino bio a casa propria o di amici, il 6% fuori casa.

Il logo "bio"

Il logo “bio”

Il vino biologico si beve prima di tutto perché il 44% di chi lo apprezza lo ritiene “più naturale”, ma anche perché il 17% lo ritiene “più di qualità” e per questo chi lo sceglie nel 75% dei casi è disposto a spendere di più rispetto che per un’etichetta tradizionale. A farne un trend interessante sono poi i millennials, i consumatori di domani, poiché l’8,7% di loro mostra molto interesse per il vino biologico e vegano.

Il vino biologico piace in Italia ma anche all’estero: l’export di vino “bio” nell’ultimo anno cresce del 38%, a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%.

Nell’era in cui la globalizzazione delle produzioni alimentari rende difficile per il consumatore conoscere ciò che mangia, scegliere volontariamente il protocollo biologico significa da parte del produttore assumersi una chiara responsabilità sociale, capace di rappresentare la risposta più convincente alla domanda di un mercato sempre più esigente e attento.

Università IULM

Università IULM

Nel biennio 2015/2016 il Laboratorio di Neuromarketing dell’Università IULM, coordinato dal professor Vincenzo Russo, attraverso una serie d’indagini mirate condotte attraverso la Mind Chair, speciale poltrona-macchina della verità messa a punto grazie alla collaborazione con la società Mind Room di Bassano del Grappa (VI), ha dimostrato come il consumatore sia particolarmente attratto dal trovare sull’etichetta di un vino il logo della certificazione “bio”. La postazione utilizzata da IULM consente infatti di misurare il battito cardiaco, la conduttanza cutanea, il respiro, il movimento oculare e le onde elettroencefalografiche in vivo: è così che i ricercatori del Behavior and Brain Lab dell’ateneo milanese hanno scoperto che essere produttori biologici e rivendicarlo in etichetta ha valore, specie agli occhi di un consumatore comune in cerca di un vino quotidiano di qualità.

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